by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

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TheCoevas on Events Tour 2011: Libreria Notebook all’Auditorium Parco della Musica Roma Giovedì 19 Maggio ore 17 In anteprima verrà presentato il Manifesto del Coevismo

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I porci governativi (un nuovo linguaggio)

Ciorgeni accalliti con prestazze incornurite melmavasi

nella curdizognola feniosa

Dirimpicco aureotempoli sdliti

S’ampiroccavan perduti

Aspergici miofalli

Giambutamente postici

Gli ertoli onissergici

S’aggarbiavan nella nottura

Erpegando obliti.

Contempori e grascosi

Non pernavan altro che arruzzafar dinespoli

E i putri omiseri

Lastrevano insanosi.

(Maria Pia Carlucci)


“Making Mask” Corso realizzazione maschere – Prof. Agostino Dessì – Via Faenza, 72 Firenze

Mask Course

Five Days – Mask Making Worshop
Including theory and hands-on construction of antique, papier mâchè art. Taught in English.
By Prof. Agostino Dessì and his daughter Alice.

The course cover the following subjects:
– Hands on costruction in chalk of a model of mask to student’s liking.
– Plaster negative of mask.
– Papier – Make print.
– Finishing, cutting, affixing laces.
– Colouring, gliding, aplication of gold or silver leaf.
– Colouring wich acrilics, coating or antiquing.

(5 LESSONS IN 1 WEEK FOR A TOTAL OF 20 HOURS, INCLUDING ALL THE MATERIALS. THIS COURSE IS OPEN TO ANYBODY WHO IS INTERESTED IN AN ENTHUSIAST OF THIS TYPE OF ART)

Professor Agostino Dessì as been creating and producing mask in Florence since 1973. His work and art continue to provide unique creation also used for the theatre, plays, films, festivals, show and the Venice Carnaval.

ALICE ATELIER
Via Faenza, 72r – 50123, Florence – Italy
Tel/Fax. 00 39 055 287370
Mobile. 00 39 347 4829303
E- Mail. agostinodessi@gmail.com
Web. http://www.alicemasks.com


Jethro Tull & J. S. Bach: Bourée


Il liuto sublime: John Dowland

John Dowland (1563 – 20 febbraio 1626) compositore, cantante e liutista inglese, forse irlandese di nascita. Molte delle composizioni di Dowland sono scritte per il suo strumento, il liuto. Esse comprendono numerosi libri di opere per liuto solo canzoni per liuto e voce. La sua opera più famosa è la canzone per liuto e voce Flow My Tears. Più tardi scrisse quello che è il suo lavoro strumentale più famoso Lachrimae or Seaven Teares Figured in Seaven Passionate Pavans un gruppo di sette pezzi per 5 viole e un liuto, basato sulla canzone Flow My Tears. La sua pavana Lachrymae antiquae fu anche una delle più famose canzoni del XVII secolo. Fu noto ed apprezzato autore di numerosi madrigali.


Lorenzo Lotto: la bellezza irradiata

Nel ritratto-dialogo, l’attitudine del pittore è quella di un confessore, dell’interlocutore che pone le domande, interpreta le risposte e la bellezza che fa irradiare, come una luce interna, dalle sue figure, non è un bello naturale né, a rigore, un bello spirituale o morale, ma semplicemente un bello interiore tradito, più che rivelato, da uno sguardo, da un sorriso, dalla pallida trasparenza del volto o dallo stanco posare d’una mano.

“Solo, senza fedel governo e molto inquieto nella mente”  (Lorenzo Lotto)


Energia. Caravaggio

«Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita.»

Caravaggio

“C’è un tale Michelangelo da Caravaggio che a Roma fa cose notevoli. Costui s’è conquistato con le sue opere fama, onore e rinomanza. Egli è uno che non tiene in gran conto le opere di alcun maestro, senza d’altronde lodare apertamente le proprie. Ora egli è un misto di grano e di pula; infatti non si consacra di continuo allo studio, ma quando ha lavorato un paio di settimane, se ne va a spasso per un mese o due con lo spadone al fianco e un servo di dietro, e gira da un gioco di palla all’altro, molto incline a duellare e a far baruffe, cosicché è raro che lo si possa frequentare.”

Karel Van Mander

 


“La mia vita nel bosco degli spiriti”. Amos Tutuola; David Byrne & Brian Eno

Tutuola nacque nel 1920 ad Abeokuta, in Nigeria. My Life in the Bush of Ghosts (1954), tra l’altro ispirò l’album omonimo degli artisti Brian Eno e David Byrne. In Nigeria, all’inizio degli anni Cinquanta, il giovane Amos Tutuola spedì il suo primo manoscritto a un indirizzo che aveva trovato su un annuncio apparso in un giornale locale. Con ulteriore passaggio, il manoscritto arrivò all’editore Faber and Faber: per questa via improbabile l’immortale spirito della favola tornava a parlare. Dylan Thomas riconobbe subito quel tono, quella meraviglia – e salutò il primo libro di Tutuola con una recensione entusiastica sull’«Observer». Da allora la letteratura, che oggi ama chinarsi a riflettere sulla favola ma ben poche favole riesce a creare, è accompagnata dalla voce di un amabile, imprendibile trickster, che continua a raccontarci le sue avventure nelle innumerevoli Città degli Spiriti, contrassegnate ciascuna, con deliziosa ironia, da un numero romano. Ogni favola è il racconto mascherato di una iniziazione, e ogni iniziazione è un viaggio: qui sarà la lunga ricerca, fra terrori e stupori, dello spillatore di vino di palma, compagno perso nella Città dei Morti e alla fine ritrovato, come una promessa di felicità che ci fanno balenare l’inesauribile fluire del vino di palma o i prodigi di un uovo magico. E sarà anche la lunga fuga nel Bosco degli Spiriti di un bambino che non sa ancora «il significato di “male” e di “bene”» e subito deve sfuggire all’odio, che si manifesta nel rumore, per lui affascinante, dei fucili di guerra. Dal «gentiluomo completo» alla «madre-dagli-occhi-lampeggianti», dalla «Super lady» agli «spiriti-che-mangiano-i-ragni», dagli «Spiriti-puzzolenti» alle «Creature rosse», uno sciame di figure terrificanti, incantatorie e comiche ci viene qui incontro, e le loro voci si mescolano nella foresta come sulla piazza di un immane mercato. Alla fine del viaggio, ritrovato il sapore dei propri luoghi, da lungo tempo abbandonati, dove l’eroe torna dopo le sue vertiginose peripezie, rimarrà comunque, in noi come in lui, una nostalgia di quel pauroso, spesso torturante, sempre stupefacente Bosco degli Spiriti dove «le “pene”, i “dolori”, le “difficoltà” e tutte le specie di “punizioni”, ecc. cominciano e finiscono» e tutto è di nuovo toccato dalla giocosità del nominare.


Affresco giapponese: Uomo e Natura. Dersu Uzala (A. Kurosawa 1975)

Grande affresco umanitario-naturalistico dal sapore epico per gli spazi aperti. Sistematicamente contrapposti il gelo della taiga al calore del sole, metaforicamente sul versante plastico-figurativo è la storia di una piccola stella, che porta giovialità, serenità ad un gruppo di soldati, addirittura vitale per qualcuno. Dersu citerà anche il sole, definendolo un “Homo”. Meraviglioso incontro con la natura, e i suoi quattro esponenti principali, aria, acqua, terra e fuoco, una pellicola atipica, in parte girata in modo documentaristico, dall’altra con una delle più classiche e potenti drammaturgie, preambolo drammatico, dramma ed epilogo. Anche fotograficamente è impeccabile, e se gli esterni -che il regista ci concede tutto il tempo per ammirarli- sono di una bellezza inconfutabile, gli interni addirittura rimandano al migliore del Bergman, una fotografia asciutta, non pretenziosa, candida, paradossalmente sembra quindi non ricercata. Il film termina con un epilogo dove non c’è esaltazione ne retorica, il finale di una storia di un’amicizia profonda e casuale.


TheCoevas on Events Tour 2011, 22 e 24 Marzo 2011