by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Publio Virgilio Marone

“O de li altri poeti onore e lume,
vagliami ‘l lungo studio e ‘l grande amore
che m’ ha fatto cercar lo tuo volume.”
(Dante, Inferno, Canto I, 81-83)

Virgilio prima di scrivere la sua opera più famosa, l’Eneide,  ebbe modo di affermarsi attraverso opere precedenti, che non sono ispirate direttamente ai luoghi dell’Agro Romano, come invece è per l’Eneide.

Tuttavia, le Bucoliche e le Georgiche opere d’ispirazione agreste, per alcuni critici, soprattutto la seconda opera, di valore artistico pari se non superiore all’Eneide,  sono un possibile naturale complemento di un Parco Letterario che nasce in un territorio storicamente definito dalle caratteristiche naturali dell’Agro o Campagna romana, appunto! Questa dimensione naturale, agricola del territorio pur nelle sue trasformazioni profonde che ha subito nel ‘900 potrà essere certamente fonte d’ispirazione per diverse attività del Parco Letterario® Virgilio.

L’Eneide resta l’opera più famosa di Virgilio, è certamente, con i suoi riferimenti diretti al territorio del Parco Letterario® a Pomezia, il principale punto di riferimento, la guida letteraria per il progetto e di questa ne segue un breve approfondimento.

L’Eneide, definita il poema nazionale del popolo romano, fu scritta da Virgilio nel clima esaltante dei primordi dell’impero su pressante invito di Augusto. Il predominante tema eroico si risolve in un’affermazione dei più nobili valori dell’umanità, ripensati in un momento di sicura fiducia, ma con lucida consapevolezza dei drammi e dei lutti che portato a tanta altezza. Pertanto l’Eneide, scritta come epopea nazionale di Roma, poté, al tempo stesso, essere letta come il poema dell’umanità nella sua ascesa faticosa più alti destini.
Alla materia dell’opera, attinta da diverse fonti ed elaborata con una lucida fantasia che cerca un sostegno nella documentazione scrupolosa, Virgilio dà una forma originale, ma personalissima, che è frutto di una raffinata tecnica stilistica e di una tormentosa ricerca della dizione esatta e convincentemente espressiva. Il mondo del poeta, in cui si riflettono le sofferenze, le fatiche, le illusioni e le passioni dell’umana vicenda, prende in esso concretezza, ordine e splendore.

Nel secolo II I’Eneide rimase il poema della maggiore e inappellabile autorità in fatto grammaticale e linguistico. I secoli III, IV e V ne segnano la più grande fortuna in senso retorico e formale, poiché anche quando la vita letteraria si limitò alla pura esercitazione stilistica. Virgilio fece testo, trasmettendo attraverso l’imitazione esteriore qualche germe lirico e qualche risonanza del suo più sostanziale contenuto; e sebbene il suo primo trionfo sia celebrato dal gusto della più decadente latinità, tuttavia quest’attività scolastica ha avuto il merito di stabilire in modo definitivo, la coscienza del genio virgiliano. Ne furono apologisti ed esegeti Elio Donato, Servio Donato, Microbio, Fulgenzio, che ne accompagnarono la lettura per tutto il Medioevo, fino al Rinascimento, quando i testi virgiliani cominciarono ad essere sottoposti al rigore della critica.
Fra il V e VI secolo, su ispirazione di Fulgenzio, l’Eneide subisce una interpretazione allegorica e morale, che trasporta il poema in un piano astratto e universalistico, agevolando così la penetrazione di Virgilio negli ambienti ecclesiastici e ortodossi. L’Opera è intesa come una complessa metafora della vita umana: del resto anche in Dante ci sono residui di questa valutazione, e lo stesso Tetrarca, che insisteva sui valori poetici del poema, non ne escludeva ì sensi anagogici ed eterocliti.

“L’incontro di Dante con Virgilio, all’uscita dalla “selva oscura” così come la sua elezione a guida nel viaggio attraverso l’Inferno e lungo le sette cornici del Purgatorio “non ha soltanto un significato simbolico, nel contesto religioso e morale del poema, ma anche un preciso avvertimento letterario, preceduto ed accompagnato dal ripudio di un altro poeta, Ovidio, e della poesia d’amore, in un più ampio ed ambizioso progetto di rinascenza culturale” (G. Petrocchi, Il I canto dell’Inferno, in Nuove Letture dantesche, 1966)

“Tu se’ … ‘l mio autore” (Inf. I, 85) dice Dante. Virgilio è l'”auctor”, il modello sicuro, la memoria, insieme personale e storica, colui che testimonia e conferma a Dante, con l’Eneide, la natura provvidenziale ed universale dell’Impero Romano, che prepara ed accompagna la redenzione spirituale operata da Cristo.Nel Cinquecento l’Eneide ispirò i poemi cavallereschi: Ariosto si ricordò di Eurialo e Niso per l’episodio di Cloridano e Medoro dell’Orlando furioso e Tasso, che con la Gerusalemme liberata voleva creare il poema epico cristiano, assunse come modello il poema virgiliano.

Proprio nel Cinquecento viene prodotta la “famosa” traduzione in italiano di Annibal Caro che simboleggia e testimonia attraverso la sua duratura attenzione nei secoli, tra illustri uomini di cultura come tra anonimi scrittori o innumerevoli studenti, praticamente fino ad oggi, il costante valore storico ed artistico dell’opera di Virgilio.

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