by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

AFRODISIACI BRUTALI: Caimani e Piranha

In piena Amazzonia, nel cuore dell’america del Sud, là dove ci si perde in una vegetazione venusiana, la scimmia è un piatto molto apprezzato. A seconda della stagione, la carne è dura o tenera, ma il sapore è sempre forte e dolciastro… La selva è un immenso labirinto caldo: ci sono liane che accumulano litri e ancora litri d’acqua da bere, cortecce curative per le febbri, foglie per il diabete, resine cicatrizzanti, latte d’albero che lenisce la tosse, lattice per incollare la punta delle frecce: insomma è la più grande riserva biogenetica del pianeta. Gli Indios rovesciano un veleno estratto dalle piante nell’acqua per assopire i pesci che vengono poi catturati quando emergono galleggiando in superficie; poi li mangiano senza correre nessun pericolo perché l’effetto del veleno svanisce quasi subito. A partire dal luogo in cui le acque del Rio Negro confluiscono in quelle del Salomoes, il fiume, ampio quanto il mare in Normandia, prende il nome di Rio delle Amazzoni, uno specchi scuro quando è calmo, spaventoso quando scoppiano i temporali. All’alba, quando il sole fa capolino, appaiono sempre pronti a giocare i delfini rosati, tra i pochi abitanti delle acque amazzoniche a non essere mangiati perché la loro carne è amara e la pelle inutile, ma che gli Indios uccidono ancora con gli arpioni per strappar loro gli occhi e i genitali che poi trasformeranno in amuleti per la virilità e la fertilità. In quel fiume…avevo visto un paio di turisti russi pescare una dozzina di piranha… I piranha sono saporiti e, stando a qualche palato brasiliano, anche afrodisiaci…In queste acque vivono più di trenta specie di mante, tutte molto pericolose, e vi dimora anche il leggendario anaconda, il più grande serpente d’acqua, un animale preistorico che raggiunge spesso i quindici metri di lunghezza… I caimani, altro boccone afrodisiaco della regione, vengono cacciati di notte. Sono uscita in canoa con una guida adolescente…avevamo con noi una potente torcia a pile che abbagliava i pipistrelli…l’indio puntava la torcia sulla vegetazione e, se vedeva un paio di occhietti rossi, si tuffava in acqua senza esitare. Si sentiva una zuffa e mezzo minuto dopo riappariva con un jacarè, il caimano amazzonico, preso a mani nude per il collo se era piccolo o con una corda al muso se più grande.

In un villaggio composto in realtà da un’unica famiglia di Indios saterè mauè, assaggiai per la prima volta il jacarè… Per  curiosità mi avvicinai al fuoco che ardeva sotto la tettoia comune e vidi un caimano lungo un metro e mezzo, diviso in quattro come un pollo, con unghie, denti, occhi e pelle che arrostiva tristemente. Dai ganci pendevano due piranha e un animale simile a un topo, ma poi gli vidi il pelo e capii che era un porcospino. Assaggiai tutto, ovviamente: il jacarè sapeva di baccalà secco e stracotto, ma non posso esprimere un giudizio sulla cucina indigena in base a quest’ultima e limitata esperienza.

(Isabel Allende) AFRODITA

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