by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Vicini allo spirito di Koltès

B.-Marie Koltès

Nato a Metz nel 1948- morto a Parigi nel 1989

La lettura di un testo di Bernard-Marie Koltès è paragonabile l’innesto e al turbamento di una rivelazione…Una sola frase di quaranta pagine, emessa quasi d’un solo fiato, senza quei punti fermi che a ogni momento minacciano d’interrompere il bisogno lucido e poetico di un getto di parole…Koltès è corso via dalla pazza folla con infantile pervicacia, sempre. Ha descritto individui a volte pervenuti solo accidentalmente in relazione, sfioratisi come meteore (‹‹ Io mi interesso di gente normale che si conserva così com’è, poco disposta a cambiare, a integrarsi a emularsi››) Koltès è anche scappato via dalla conformità di ogni sano modello di scetticismo ( ‹‹ Pessimista io? Direi di no. Non credo in Dio, ma sono ottimista. Non penso alla morte ; lo trovo tremendamente banale ››) È rifuggito ovunque dagli schemi espressivi…È rifuggito ovunque dagli schemi espressivi (‹‹Incidere con un vocabolo o con una sintesi è di per sé un’azione di portata relativa; per dare senso anche a un unico sostantivo o aggettivo ci vuole un tessuto di parole, un ritmo di tanti altri fonemi, una specie di allitterazione musicale che abbia le cadenze di Bach o la serialità del reggae, fa lo stesso››) Crudele e generoso, lucido e ricco di utopia, con addosso la maschera appena matura di un adolescente di taglia forte pasoliniana, Bernard-Marie Koltès coltivò avidamente un gusto forsennato per il lirismo e per una modernissima Retorica…La gamma archetipica dei suoi personaggi, ha avuto, per sua stessa ammissione, un’unica fonte ispirativa: ‹‹ sette od otto persone realmente conosciute ››e che nel corso dell’esistenza ‹‹lo hanno colpito››

LA NOTTE POCO PRIMA DELLA FORESTA

…io malgrado tutto ho delle risorse e so riconoscere quelli non troppo forti, io, mi basta un’occhiata, la camminata, soprattutto, quel modo di camminare nervoso, come fai tu, con la schiena nervosa, e il modo di muovere le spalle, nervoso anche quello, qualcosa ne modo di camminare per cui non mi sbaglio, e poi i visi, coi lineamenti minuti, né sciupati né altro, ma sempre così nervosi! come il tuo: un qualcosa nel viso per cui non mi posso sbagliare, neanche quando camminano dondolando le spalle come fanno i macrò, ma dei macrò pieni di nervi, ragazzotti disinvolti ma usciti dritti dritti dalle gonne di mamma, che fanno dondolare tutto il torace, così, come se niente fosse, sotto la pioggia, ma io lo vedo subito, il nervosismo, che non si può nascondere – perché tutto il nervosismo che uno ha addosso viene dalla madre, dritto dritto, e la mamma, questi ragazzetti, non se la tolgono di dosso, qualunque cosa facciano…figli diretti delle loro madri, con la camminata dondolante da maschi tutti un fascio di nervi e che vanno in giro da soli, di notte, col rischi delle malattie – ed è proprio in questo che vedo l’inutilità delle vostre madri, guarda l’inutilità di tua madre: prima ti dà un sistema nervoso e poi ti molla a un incrocio qualsiasi, sotto uno schifo di pioggia, senza nessuna solidità, incapace di diffidenza…

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