by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

In attesa della Partenogenesi

Forte, coraggiosa e raggiante nel suo splendore, Atena incarna non soltanto il prototipo dell’efficienza, della messa in opera e dell’azione, ma, soprattutto, sembra capace di gridare l’esigenza del femminile di essere libero, capace di difendersi e di lottare per raggiungere i propri obiettivi.

Il mito di Atena propone un’immagine spettacolare della nascita di questa dea: sarebbe venuta alla luce direttamente dalla testa di Zeus e avendo già le sembianze di una donna. In alcune versioni la sua nascita assomiglia a una sorta di parto cesareo: poiché Zeus durante le ‘doglie’ soffriva di un’ atroce emicrania, fu aiutato da Efesto, Dio del Fuoco, che lo colpì alla testa con un’ascia a doppio taglio, aprendo la via per la fuoriuscita di Atena (Bolen,1984).

Forse in virtù di questa nascita così plateale – avvenuta senza alcun intervento da parte del maschile – Atena si ritenne sempre figlia di un unico genitore, Zeus…

Atena nasce già adulta e ciò non può che proporci un’immagine di indipendenza e di libertà. L’indipendenza implica anche l’autonomia, una delle dimensioni più difficili da conquistare… Simbolo della lotta femminile e della sua stupefacente tenacia e resistenza rispetto alle prevaricazioni del maschile, Atena rappresenta il prototipo della donna che non intende lasciarci soggiogare dall’uomo.

Lei era la dea della saggezza ma, al contempo, rappresentava un’immagine molto misteriosa… Misterioso è tutto ciò che ci sfugge, che non riusciamo ad afferrare, che sembra sottrarsi a ogni altra interpretazione. Soprattutto quando si tratta dei rapporti con l’altro sesso, si può avere l’impressione di non riuscire ad afferrare la verità dell’altro. Per antonomasia, il mistero viene collegato all’immagine del femminile, più che del maschile, e ciò probabilmente in funzione del fatto che è sempre molto difficile ‘afferrare’ l’altro, soprattutto quando si tratta di una donna… ma al di là del pensare comune…l’incontro con l’altro rappresenta sempre un momento piuttosto difficile, perché si ha la sensazione che qualcosa ci sfugge… Molto spesso l’Altro è visto come un nemico, come qualcosa che se dovesse penetrare all’interno della nostra dimensione psicologica, la distruggerebbe…voler prescindere dal rapporto con l’altro sesso significa in realtà pensare di poter fare a meno della dimensione emotiva, di una dimensione che in questi ultimi anni sembra davvero essere entrata in crisi…la nostra vita di esseri umani è legata alla relazionalità, alla dimensione del rapporto: nel momento in cui si dovesse avvertire il desiderio di prescindere completamente dalle relazioni interpersonali, questa necessità indicherebbe la presenza di difficoltà molto serie e profonde. Atena è l’unica dea fornita di corazza…fu Reich il primo a parlare di ‘corazza caratteriale’ – particolare atteggiamento psicologico che la persona assume proprio per evitare i rapporti, i contatti significativi. Ma perché certe persone scelgono di indossare una corazza? La corazza serve a proteggere la persona dal rapporto, ma se si avverte il bisogno di protezione, evidentemente esiste anche la paura di qualche cosa, la sensazione di essere minacciati. In questo caso si ha paura dell’Altro, e l’Altro ci fa paura perché è in grado di portarci altrove, di metterci in difficoltà, di destabilizzarci sino al punto di farci perdere le coordinate della nostra esistenza…continua (A.Carotenuto)

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