by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Eugène Ionesco

Drammaturgo francese di origine romena. Fu, insieme a S. Beckett, uno degli interpreti più arguti e provocatori dei disagi e della disperazione dell’uomo contemporaneo, ponendosi tra gli autori teatrali più innovativi e profondi del Novecento. Fondatore del teatro dell’assurdo, fa un uso parodistico e grottesco del linuguaggio quotidiano. Tra le sue opere si ricordano: La cantatrice calva (1950); Il rinoceronte (1959); Il re morto (1961).

Nato a Slatina, in Romania, e giunto in Francia nel 1938 per concludervi gli studi di letteratura, attirato dal teatro, Ionesco cominciò a scrivere e ben presto si rivelò come un autore scandalizzato dalla dissacrazione del teatro, che a suo avviso rifletteva la dissacrazione dell’uomo. In dieci anni, in dieci opere teatrali passò dal minuscolo Thèâtre des Noctambules ai fasti del Thèâtre de France, da La cantatrice calva, nel 1950 a Il rinoceronte, nel 1960. Ciascuna delle sue opere successive, fino alla creazione di La sete e la fame, nel 1966, costituì un avvenimento teatrale importante. Si tratta di opere brevi, concepite per un piccolo teatro e per un piccolo pubblico, i cui personaggi elementari, meccanici come marionette e simboleggianti la fossilizzazione dell’uomo, si muovono verso un’estremità talmente assurda da fornire una conclusione annullandosi, come in Giacomo ovvero la sottomissione o in Vittime del dovere. Partito dalla constatazione di una carenza di linguaggio che secondo lui denota l’assenza di qualsiasi forma di vita interiore, Ionesco finì per attribuire a tale carenza il dramma di ogni coppia e il suo linguaggio tende anzitutto a rendere presente l’assenza, il vuoto. Il rifiuto dell’impegno, sia esso politico o sociale, si spiega con la convinzione da parte sua che il destino dell’uomo non è legato unicamente a un fatto sociale. Come molti altri grandi autori teatrali, Ionesco ritiene che il dialogo degli uomini si fondi sul dialogo tra il cittadino e le sue divinità. Ionesco simboleggia l’avventura del Nuovo Teatro apparso in Francia verso il 1950, che manifestava nei confronti del testo letterario un atteggiamento in cui si mescolavano l’indifferenza e il sarcasmo. La sua vocazione sembra essere questa: creare nuove opere con il materiale di demolizione dell’anima, divenuta una dimora deserta, e la sua voce si fa volta a volta più sicura, il suo canto più profondo, senza che nè l’una nè l’altra perdano della loro espressione barocca.

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