by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Il viaggio esplora la mente: Don Chisciotte

Una volta che l’idea del viaggio sfiora la mente, e una volta che la mente sfiorata dall’idea fa scoccare la scintilla della possibilità di compiere il viaggio stesso, e una volta che tutto è predisposto, la strada si staglia infinita, le gambe fremono e la fantasia già naviga come fosse una caravella trasportata dal vento su un oceano di possibili luoghi da visitare; una volta che il cielo e la terra danno il loro assenso, non resta che partire. E infatti ogni viaggio che si rispetti ha innanzitutto una partenza. Le tappe, i luoghi, i compagni, persino la meta può cambiare, ma l’essenza è e resta immutabile. Il Don Chisciotte è in viaggio. Il sacro luogo della partenza, il divino inizio, è stato superato. Non senza difficoltà: l’arte viaggia per sentieri scomodi dove la visibilità è poca e l’indifferenza tanta. Naturalmente non per questo Don Chisciotte lascerà le redini del suo fedele Ronzinante e non per questo Sancho rinuncerà tanto facilmente al suo castello. Anzi. Il Castello per Sancho sarà la reggia nella quale pensieri scritti in qualsiasi forma letteraria possono trovare ristoro e comprensione. Al viaggio, ai viaggiatori, agli infiniti percorsi che l’essenza stessa del viaggio è in grado di affrontare, è dedicato questo secondo numero del Don Chisciotte. L’arte non può e non deve mai stare ferma, pena lo stallo e la caduta nella barbarie. E la critica della realtà, di questa triste e spesso anonima contemporaneità, è tema, purtroppo, ricorrente e tappa ormai fissa del viaggio. E la scopriamo sotto un sottile velo di tristezza ad una stazione di una cittadina di questa sempre più nostra Europa, o più arrogante e violenta nella storia di un ancestrale villaggio di peccatori. Dopo aver attraversato uno strano Universo fatto di figure geometriche, ce ne andremo dritti all’inferno, un inferno aperto al pubblico dove Lucifero e il mito vivono ancora. Tra deliranti mulini a vento, poesie, vignette grottesche e tavole laceranti di dolore e rabbia, si staglia un racconto in cui è l’Oceano a parlare. Prima di iniziare il viaggio vogliamo citare alcuni versi di una canzone che non a caso s’intitola Il viaggiatore: Il viaggio non è l’emozione / di attimi pericolosi, / il viaggio è la gioia del tempo, / pericolo è stare rinchiusi. / Il viaggiatore viaggia solo / e non lo fa per tornare contento, / lui viaggia perché è di mestiere, / ha scelto il mestiere di vento.

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