by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

“La mia vita nel bosco degli spiriti”. Amos Tutuola; David Byrne & Brian Eno

Tutuola nacque nel 1920 ad Abeokuta, in Nigeria. My Life in the Bush of Ghosts (1954), tra l’altro ispirò l’album omonimo degli artisti Brian Eno e David Byrne. In Nigeria, all’inizio degli anni Cinquanta, il giovane Amos Tutuola spedì il suo primo manoscritto a un indirizzo che aveva trovato su un annuncio apparso in un giornale locale. Con ulteriore passaggio, il manoscritto arrivò all’editore Faber and Faber: per questa via improbabile l’immortale spirito della favola tornava a parlare. Dylan Thomas riconobbe subito quel tono, quella meraviglia – e salutò il primo libro di Tutuola con una recensione entusiastica sull’«Observer». Da allora la letteratura, che oggi ama chinarsi a riflettere sulla favola ma ben poche favole riesce a creare, è accompagnata dalla voce di un amabile, imprendibile trickster, che continua a raccontarci le sue avventure nelle innumerevoli Città degli Spiriti, contrassegnate ciascuna, con deliziosa ironia, da un numero romano. Ogni favola è il racconto mascherato di una iniziazione, e ogni iniziazione è un viaggio: qui sarà la lunga ricerca, fra terrori e stupori, dello spillatore di vino di palma, compagno perso nella Città dei Morti e alla fine ritrovato, come una promessa di felicità che ci fanno balenare l’inesauribile fluire del vino di palma o i prodigi di un uovo magico. E sarà anche la lunga fuga nel Bosco degli Spiriti di un bambino che non sa ancora «il significato di “male” e di “bene”» e subito deve sfuggire all’odio, che si manifesta nel rumore, per lui affascinante, dei fucili di guerra. Dal «gentiluomo completo» alla «madre-dagli-occhi-lampeggianti», dalla «Super lady» agli «spiriti-che-mangiano-i-ragni», dagli «Spiriti-puzzolenti» alle «Creature rosse», uno sciame di figure terrificanti, incantatorie e comiche ci viene qui incontro, e le loro voci si mescolano nella foresta come sulla piazza di un immane mercato. Alla fine del viaggio, ritrovato il sapore dei propri luoghi, da lungo tempo abbandonati, dove l’eroe torna dopo le sue vertiginose peripezie, rimarrà comunque, in noi come in lui, una nostalgia di quel pauroso, spesso torturante, sempre stupefacente Bosco degli Spiriti dove «le “pene”, i “dolori”, le “difficoltà” e tutte le specie di “punizioni”, ecc. cominciano e finiscono» e tutto è di nuovo toccato dalla giocosità del nominare.

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