by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Sguardo magico. Ingmar Bergman- Il settimo sigillo

“E quando l’agnello aprì il settimo sigillo, si fece nel cielo un silenzio di circa mezz’ora. E vidi i sette angeli che stavano dinanzi a Dio, e furon loro date sette trombe… E il primo angelo diede fiato alla tromba, e ne venne grandine e fuoco misto a sangue e furono gettati sopra la terra, e la terza parte della terra fu arsa, e la terza parte degli alberi fu arsa, e fu arsa tutta l’erba verdeggiante. E il secondo angelo diede fiato alla tromba e una specie di grande montagna di fuoco ardente fu gettata dal mare, e la terza parte del mare diventò sangue… E il terzo angelo diede fiato alla sua tromba. E dal cielo cadde una stella grande, ardente come la fiaccola… La stella si chiamava Assenzio…”

Il primo sigillo rivela la conquista, il secondo la guerra, il terzo la fame, il quarto la morte, il quinto i martiri, il sesto gli sconvolgimenti universali, il settimo il tragico finale della visione apocalittica. “E quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece nel cielo un silenzio di circa mezz’ora”: l’uomo viene a conoscenza dei misteri della vita in questa mezz’ora? Allo stesso modo, il cavaliere che procrastina la morte sfidandola a scacchi, per un’ultima azione che abbia un senso”, riesce a dare un significato alla sua esistenza?” Le ragioni della citazione dell’Apocalisse da parte di Bergman risiedono probabilmente nella memoria degli sconvolgimenti verificatisi durante l’ultimo conflitto mondiale, e in particolare nel ricordo del disastro atomico di Hiroshima e Nagasaki. Ma a nostra volta possiamo chiederci quali siano le ragioni che hanno determinato questo rinnovato interesse nei confronti de Il settimo sigillo. Una possibile risposta risiede nel fatto che la paura delle scadenze millenaristiche, da considerarsi tutt’altro che consegnata al passato, continua ad affascinare i contemporanei, attraendo a sé una schiera di sempre nuove persone pronte ad interpretare i “segni dei tempi”. Basti per tutti l’esempio di come, qualche anno fa, si sia attirata l’attenzione sulla circostanza che il disastro di Chernobyl poteva essere letto in chiave millenaristico-apocalittica, in quanto il nome della località avrebbe in lingua russa il significato di “assenzio”.

Maurizio Verdiani

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