by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Percezione, immaginazione ed emozione. La musica.

In che modo il nostro cervello ci permette di percepire e di realizzare la musica? In che modo riusciamo ad immaginare i suoni? Perché la musica suscita delle emozioni? Le neuroscienze sono sempre più interessate a domande come queste. La musica, infatti, rappresenta uno strumento potente e una ricca fonte di possibilità per rivelare l’intimo funzionamento della mente e del sistema nervoso, su cui essa si basa, perchè coinvolge quasi tutte le funzioni mentali superiori: la percezione, l’attenzione, la memoria, l’apprendimento e le emozioni. In questo intervento si discutono, in particolare, tre aspetti generali, frutto degli studi realizzati negli ultimi anni nel laboratorio del Montreal Neurological Institute. In primo luogo, si analizzano i dati sull’organizzazione del cervello umano per quanto concerne l’elaborazione dei suoni musicali, indagati con tecniche neuroradiologiche funzionali e strutturali. Le ricerche  hanno permesso di individuare delle prime aree di rilievo specializzate nella percezione dell’altezza di un suono (lt. pitch). Una volta compreso il ruolo di queste aree cerebrali, emergono altre domande critiche, tra cui: come cambia la funzione di queste regioni con l’educazione e l’esercizio musicale? Esistono delle caratteristiche di queste aree che possono predire come una persona percepirà l’altezza o quanto beneficerà dalla formazione musicale? In seconda istanza, vengono presentati gli studi sull’immaginazione musicale, ovvero la musica “che ci suona nella testa”. Come possiamo studiare un fenomeno così soggettivo con gli strumenti oggettivi della scienza? Con la psicologia sperimentale, che permette di dissezionare il comportamento, e con la neuroradiologia funzionale, che permette di visualizzare l’attività cerebrale. Questa potente combinazione consente di identificare i circuiti neuronali associati con l’immaginazione musicale e di scandagliare quelli che, altrimenti, risulterebbero eventi interni insondabili. Infine, musica ed emozione. Sebbene l’emozione rappresenti un elemento essenziale dell’esperienza musicale, non si è ancora riusciti a comprendere molto di come la musica possa suscitare delle emozioni. Nei nostri studi abbiamo evocato delle forti reazioni emozionali facendo ascoltare ad alcuni soggetti la musica che “faceva venire loro i brividi”. I risultati di queste indagini indicano che i brani musicali attivano i sistemi che utilizzano la dopamina come principale neurotrasmettitore – coinvolti nei meccanismi della ricom- pensa e della motivazione – ed inibiscono, invece, i circuiti neuronali implicati nelle affezioni negative. Queste scoperte suscitano nuove domande affascinanti sul ruolo più ampio della musica nella vita umana, che sono, per ora, senza risposta.

Fiorella Corbi

6 Risposte

  1. Perchè l’effetto Mozart o non l’effetto Chopin?
    ( forse son state prese in esame solo le composizione di Mozart??)
    Quanto c’è di vero nei riscontri ottenuti attraverso l’ascolto della musica del salisburghese?🙂

    marzo 11, 2011 alle 6:29 pm

    • Salve Marzia,
      in primis ti ringrazio per la tua frequentazione assidua sul blog.
      In base alle mie conoscenze in riferimento all’effetto Mozart posso dirti solo che è una controversa teoria scientifica, elaborata nel 1993 dai fisici Gordon Shaw e Frances Rauscher.
      Secondo i due ricercatori, l’ascolto della Sonata in re maggiore per due pianoforti (KV 448) di Wolfgang Amadeus Mozart causerebbe un temporaneo aumento delle abilità spaziali di un gruppo di volontari.
      Pubblicata su Nature, venne poi contestata da numerosi altri articoli, in cui nessuno riuscì a riprodurre i risultati. I quali vennero confermati esclusivamente da Rauscher e Shaw in un successivo articolo del 1997, pubblicato sul numero di Neurological Research del febbraio 1997.
      Tuttavia, nessuno in seguito ha mai potuto ripetere i risultati

      Personalmente credo che la musica sia un linguaggio universale e la sua comprensione è una nostra intrinseca abilità innata.

      Per quel che riguarda l’effetto Chopin non ne precludo la possibilità di ottenete il medesimo risultato descritto sulla rivista: qualora Chopin riuscisse con le sue partiture ad “emozionare”.

      marzo 12, 2011 alle 3:58 pm

  2. naturalmente il merito spetta al primo uomo o alla prima donna che muovendo tra loro due oggetti, o due bastoncini, o frusciando tra le foglie di un bosco hanno compreso che quel suono, quei suoni, potevano essere riprodotti all’infinito, con estremo piacere di colui che i suoni li produceva e di colui che i suoni li ascoltava. la musica è una esperienza mistica, è amore, sensiblità. bisognerebbe diffidare da coloro che non amano la musica

    marzo 11, 2011 alle 6:55 pm

  3. Marching In, è un racconto del 1976 di Isaac Asimov, apparso sulla rivista High Fidelity, che tratta appunto degli effetti (misteriosi ma non troppo) della musica sulla mente umana.
    Aprofitterò per rileggerlo sulla mia vecchia copia ingiallita dell’Antologia del Bicentenario n.2 del 1977 (la letteratura è come il maiale, non si butta via niente…).
    Bye

    marzo 11, 2011 alle 8:46 pm

    • Saremmo lieti di saperne qualcosa in più in merito.
      Bye

      ^_^

      marzo 12, 2011 alle 4:06 pm

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