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Flash gnoseologico

 

Parte della filosofia che si occupa del problema della conoscenza teoria della conoscenza.

Con il termine gnoseologia, che deriva dal greco gnosis = conoscenza e logos = discorso, si indica lo studio di vari aspetti dell’atto conoscitivo e della relativa facoltà da cui il conoscere procede. La gnoseologia è quindi la teoria della conoscenza, cioè l’indagine dell’origine, della natura, del valore e dei limiti della facoltà conoscitiva dell’essere umano. Questa particolare branca della filosofia mira ad individuare i caratteri costitutivi, le condizioni e i criteri di validità, le possibilità e i limiti rispetto a tutte le scienze e metodologie delle scienze particolari. Presa consapevolezza, a partire da Parmenide, della differenza tra opinione e conoscenza, e identificato con Aristotele il corpus delle conoscenze umane nell’insieme delle attestazioni vere, cioè corrispondenti alla realtà, il problema gnoseologico fondamentale fu quello di interpretare, nel suo significato, e giustificare, nella sua possibilità, la corrispondenza alla realtà. Si trattò allora di cercare la determinazione della forma del rapporto conoscente-conosciuto, e con ciò il modo dell’origine dei concetti e dei giudizi conoscitivi. I tipi di risposte date nel corso della storia della filosofia si connettono al tipo di ontologia assunta, cioè alle tesi sul genere di cose esistenti o, più prudentemente, conoscibili. Così, quanti hanno sostenuto che gli unici oggetti conoscibili sono le idee, o le percezioni, o i dati sensoriali, hanno inteso il rapporto conoscitivo originario come un’intuizione immediata, risolvendo la conoscenza di in coscienza di, o addirittura come un imprimersi dell’oggetto nella conoscenza, oppure un’immedesimazione fra soggetto e oggetto. La concezione del momento costitutivo della conoscenza come intuizione è esemplarmente presente in Kant; le tesi dell’impressioni dell’idea nella coscienza è tipica del sensismo settecentesco e ha la sua origine con Locke; l’immedesimazione fra soggetto e oggetto nella sensazione si ritrova nelle espressioni più conseguenti dell’empirismo humiano. I giudizi conoscitivi esprimono, per le varie filosofie settecentesche (empiriocentrismo, monismo naturale ecc…), processi di connessione tra idee e intuizione, che hanno la loro origine nella percezione: per l’empirismo i concetti e le categorie sono i puri risultati meccanici di ripetizioni e associazioni; per Kant invece la conoscenza pensa secondo suoi parametri originari che danno forma all’esperienza, mentre l’attività della conoscenza come elaboratrice di ipotesi, leggi e teorie e come donatrice di senso lo avremo solo dopo la filosofia di Kant. Un secondo gruppo di risposte è venuto da quanti come Platone e Aristotele, hanno ritenuto che l’oggettività da conoscere consiste in una realtà modellata o sorretta da una struttura ideale esterna all’uomo: per costoro la conoscenza è l’acquisizione e la duplicazione nella conoscenza di queste forme oggettive, variamente garantita dai processi di trasposizione o illuminazione. Il terzo tipo di soluzione  è quello indicato dal materialismo, che ebbe la sua prima formulazione nell’atomismo di Leucippo e Democrito e ha la sua espressione storicamente più matura e compiuta nel materialismo dialettico. Secondo questo dottrina, la conoscenza è faticosa conquista che si corregge e arricchisce indefinitamente, non un’intuizione contemplativa; il suo oggetto è la materia, nei suoi vari livelli di organizzazione, non la percezione, che ne è unicamente il riflesso, la comunicazione sensibile di qualche aspetto, che per divenire elemento di conoscenza deve essere interpretato nel quadro di una concezione teorica, cioè di tentativo di rispecchiare la realtà che va oltre il fenomenico, spiegandone e prevenendone le occorrenze. Ogni processo di conoscenza per il materialismo dialettico avanza attraverso il confronto continuo fra tre momenti principali: analisi dei dati percettivi; provocazione di nuovi dati percettivi mediante la prassi materiale della sperimentazione; registrazione induttiva ed escogitazione costruttiva di teorie. La connessione accennata fra tesi gnoseologiche e ontologiche sembrerebbe contraddire all’idea della radicale indipendenza fondativi della gnoseologia. Tuttavia, se è vero che le tesi ontologiche adottate condizionano lo sviluppo dei discorsi gnoseologici, è anche vero che da Cartesio in poi si è quasi sempre convenuto che le scelte ontologiche dovessero essere giustificate e fondate a loro volta sul terreno gnoseologico dell’esame delle strutture e condizioni costanti all’esperienza.

Fiorella Corbi

Maurizio Verdiani

4 Risposte

  1. Ottimo!

    marzo 8, 2011 alle 6:08 am

  2. Non è da tutti riepilogare in modo così fluido il pensiero matrice di tante ulteriori riflessioini.
    Bravi Fiorella e Maurizio

    marzo 9, 2011 alle 9:22 am

  3. marzo 9, 2011 alle 9:22 am

  4. Un appunto piccolo piccolo relativo al video prodotto. Produco documentari ed il dettaglio mi è balzato all’occhio.
    In un paio di scehrmate il pensiero di Platone non è intellegibile del tutto, colpa della scelta cromatica.
    Per il resto è un gradevole prodotto.

    marzo 9, 2011 alle 9:46 am

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