by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Recensione del MACHETE.IT

Ci fu una grande battaglia di idee e alla fine non ci furono né vincitori né vinti né idee
(Stefano Benni)

Caos, sostanza, strati densi di significato.
Letteratura e vita si specchiano l’una nell’altra, osservando l’ombra dei loro opposti orizzonti.
Lo spazio della scrittura si fonde a quello dell’azione in una dimensione a temporale, dove il contenuto si rafforza e si fa filo conduttore. Così risulta evidente il percorso invisibile dell’immaginazione, che unisce le parole di Stefano Benni all’infinito universo espressivo a cui appartengono.
Dall’eco di questa sottile corrispondenza si può rintracciare, a mio avviso, il legame con Coeva testo scritto a tre mani da Maria Pia CarlucciFiorella CorbiMaurizio Verdiani, e pubblicato da Bastogi nel marzo 2010.
Coeva rende visibile la battaglia.
Intreccia le idee.
Sovrappone vincitori e vinti.
Il testo si presenta al lettore come favola contemporanea che gioca su diversi livelli semantici attraverso il susseguirsi di avvenimenti condizionati da suoni, pensieri e immagini circostanti. Si impone una simultaneità di fruizione che porta lo sguardo mentale a perdere le coordinate spazio temporali e a non distinguere più tanto facilmente il piano della realtà da quello della creazione narrativa.
Fanno capolino tra le pagine personaggi particolari come “I Numi della Semantica” e “Il Gran Signore dei Numeri”, figure in cerca di auto-definizione e di qualcuno che, rispecchiandosi nelle loro storie, le rappresenti come “vere”. Ciò che più rende interessante Coeva è proprio la struttura extra-ordinaria del racconto e il continuo entrare e uscire dalla dimensione umana a quella dei sogni, mescolando episodi, ragionamenti iperbolici e proiezioni di istanti già vissuti. Nascono così entità simboliche come “L’abusatore di pregiudizi in assemblea” o “L’agitato Ginseng”, apparizioni che ricordano a chi legge, in uno schema vagamente pirandelliano, la complicata consistenza del proprio essere.
Viene da pensare, con timore e soddisfazione, che alla fine di questa battaglia vincitori e vinti scelgano entrambi di deporre le armi, osservando in silenzio il sostrato delle idee trasformarsi in uno spicchio di vita presente.

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