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Intervista con… Verdiani, Carlucci, Corbi e Capecchi, autori di “Coeva” Di Andrea Turetta

Gli autori che incontriamo oggi, hanno scritto un romanzo a più mani: “Coeva”. Un dejà-vu onirico-surreale. Un Adamo ed una Eva dei giorni nostri si incontrano e reincontrano in un mondo talmente assurdo che assomiglia al nostro pur non essendolo affatto, per lo stesso periodo “coevo”. Un chimerico dono e la sua eterna ricerca nel tempo e al di fuori di esso. Un machiavellico topo filosofo, accompagnato da una sgangherata combriccola formata da una Vox Populi a suo modo poetica, un giullare coatto, una sofisticata Cassandra ed un puntiglioso istrione, guida il protagonista nella ricerca di tale dono. Un nemico etereo e farsesco, eserciti di lettere contro truppe di numeri, sesso sfrenato, una fata, un cane ed un gatto testimoni, paralleli percorsi iniziatici si susseguono intrecciandosi tra loro in luoghi esoterici e metafisici. Vera protagonista è una scrittura ciclica e destrutturata che degenera fino a simboli e graffiti. Ecco cosa ci raccontano nell’intervista che segue…

Qualcuno, direi giustamente, ha considerato “Coeva” come un “antiromanzo”. Di certo, non siamo di fronte ad un’opera di narrativa tradizionale…
Maurizio Verdiani: Io sono contro la tradizione perché essa non conduce mai al cambiamento; seguendo la tradizione non ci sarebbe innovazione. Piuttosto penso che potremmo essere i “nuovi” tradizionalisti.
Fiorella Corbi: La rottura degli schemi letterari ci ha permesso di ridisegnare il linguaggio oltre i significati. Coeva potrebbe esprimere la narrativa onirica del sogno.
Maria Pia Carlucci: La narrativa tradizionale e soprattutto quella moderna mi annoia. Ci è piaciuto ed eravamo pronti per un “romanzicidio”. Eliminare i tradizionali canoni di elaborazione di un concetto, di un pensiero reso in forma scritta per me è stato naturale così come la scoperta che quei diversi canoni fossero in me insiti. Non avrei potuto scrivere in altro modo.

Una particolarità di questo vostro lavoro sta nel fatto che l’avete scritto a più mani… E’ stato complicato mettere insieme le vostre idee in un unico scritto?
Maurizio Verdiani: Non è stato complicato, piuttosto direi impegnativo considerando la differenza di stili, di vocabolario e di intenzioni e di significati variegati ha reso necessario un lavoro di arrangiamento minuzioso perché c’era l’esigenza di mantenere/far risaltare in ogni caso la personalità di ciascuno di noi. Come in una band ci dovevamo necessariamente amalgamare.
Fiorella Corbi: La scelta di scrivere a più mani è stata volutamente portata avanti. Mi piace pensare a noi come ad un’emulsione di elementi compatibili alla cui fusione scaturisce altra materia.
Stefano Capecchi: Di solito è già molto difficile scrivere un romanzo in due, figuriamoci in quattro! Molto spesso, anche se si parte da un’idea che piace a tutti, vi possono essere delle divergenze. Anche questo però fa parte del lavoro di squadra, in quanto un confronto con altre persone aiuta a crescere sia dal punto di visto artistico che personale.
Maria Pia Carlucci: Le idee che via via andavano materializzandosi erano, come per una combinazione alchemica Superiore, giuste per tutti. Il lavoro più faticoso è stato cesellare, modellare, a volte chiosare, per un amalgama adatto allo scopo stesso dell’opera. Dove ci sono state divergenze? Credo soprattutto nella modifica e nel taglio del superfluo: eravamo tutti attaccati a ciò che scrivevamo. Il Verdiani è stato “l’uomo con la falce” avendo grande capacità di sintesi.

L’originalità può essere il modo di far emergere un romanzo tra tanti volumi che possono sembrare simili, anche per lo stile con cui sono scritti?
Maurizio Verdiani: La vera originalità consiste nel non essere originali.
Fiorella Corbi: L’originalità oggi è sinonimo di omologazione: il nostro esperimento è un coro fuori le righe.
Maria Pia Carlucci: Avvicinandoci al comune sentire avremmo corso il rischio di semplificare troppo e semplificando avremmo sottratto all’opera la forza che le è propria. L’originalità serve a strappare l’attenzione, a scuotere, a risvegliare gli animi sopiti. Il linguaggio difficile come comunemente lo si definisce, dunque originale perché altro dal comune, serve a porre delle domande come: “ Vuoi vedere cosa c’è fuori? Vuoi viaggiare? Vuoi andare oltre? Allora scava, entra!

Avevate ben chiaro fin dall’inizio come sarebbe stato strutturato “Coeva” o è stata un’opera che ha preso la sua strada via via?
Maurizio Verdiani: Una linea di guida c’era ed era quella di dare una struttura ed una forma verso il “nuovo”. Naturalmente nel concetto sono scaturite altre vie percorribili, ma ne abbiamo scelte e percorse alcune.
Fiorella Corbi: Ero sicura dei miei scritti ma al momento della tessitura dell’opera ho sperimentato la possibilità del confronto e della forma alternativa. Coeva aveva una storia, ma necessariamente ne dovevano essere tracciati i contorni e i dettagli.
Maria Pia Carlucci: Il Verdiani sicuramente è stato il Deus ex Machina, il trascinatore, il gladiatore sceso in campo. Il progetto ci è stato illustrato e poi ognuno di noi ha apportato il proprio contributo.

C’è stato un lavoro di ricerca particolare (anche a livello di lessico) dietro al vostro scritto?
Maurizio Verdiani: La scelta del linguaggio aulico perché sostanzialmente un testo onirico e visionario necessitava di essere più vicino al linguaggio inconscio/simbolico.
Fiorella Corbi: Evidentemente si, siamo salpati verso una forma linguistica ed espressiva volutamente ricercata ed aulica.
Maria Pia Carlucci: Per quanto mi riguarda sì, c’è stato un elefantiaco lavoro di ricerca ma molto spontaneo e divertente. Posso ora dire: sono state le locuzioni stesse a cercare me.

Nella foto, tratta dalla presentazone del 25 ottobre al Melbstore di Roma, The Coevas, da sinistra, Maurizio Verdiani, Maria Pia Carlucci, Stefano Capecchi e Fiorella Corbi.

Ad oggi com’è stato accolto questo vostro parto letterario?
Maurizio Verdiani: Devo dire che il riscontro critico è consistente: questo non mi stupisce. Per quanto riguarda l’accoglienza da parte del pubblico lettore noto molto interesse sotterraneo che solo sporadicamente affiora in superficie. Del resto ogni cosa nuova fatica ad essere compresa.
Fiorella Corbi: Io ho curato la vita telematica di Coeva: sul web è stupefacente la continua e costante visita ai profili attivati e al sito ufficiale del romanzo; l’incremento di visualizzazioni dello space supera le 9500 visualizzazioni. Abbiamo riscontrato oltre all’interesse per le letture degli stralci del romanzo montate con immagini, una vivace curiosità visiva legata all’immaginario che evocano le letture stesse. Attiveremo il blog e una presenza intensificata su Twitter perché comunque “Coeva” incuriosisce e parla attraverso i suoi autori.
Maria Pia Carlucci: La presentazione avvenuta lunedì 25 ottobre scorso è stata un successo, inoltre abbiamo avuto ottime recensioni.

Quali sono stati i passi che vi hanno fatto conoscere e vi hanno fatto ideare di scrivere quest’opera a più mani?
Maurizio Verdiani: L’idea di scrivere un romanzo e scriverlo a più mani è stata la mia. Mi piaceva l’idea di poter allargare e lavorare sulle improvvisazioni cartacee degli autori realizzando un collage.
Fiorella Corbi: Ci siamo conosciuti in una biblioteca, il luogo della cultura per antonomasia, per cui non mi è risultato difficile entrare in sintonia prima con Maria Pia, poi con Maurizio e Stefano. Il materiale c’era e bisognava iniziare il viaggio verso Coeva.
Stefano Capecchi: Conosco Maria Pia da quasi dieci anni, da quando frequentavamo gli stessi corsi di teatro e abbiamo fatto insieme molti spettacoli. Tramite Maria Pia ho conosciuto anche Maurizio e da lì abbiamo cominciato a frequentarci. Sono stato l’ultimo ad unirmi al terzetto. Mi è piaciuta soprattutto l’idea. Quando ho dato il mio contributo ho scritto in maniera istintiva.

Quali sono i vostri scrittori preferiti?
Maurizio Verdiani: Mi piace la letteratura classica greca e latina in generale, i poemi epici, la letteratura extra-europea: Tutuola, Mafuz ecc.
Fiorella Corbi: Tolkien, Ray Bradbury, Mario Zimmer Bradley, Joyce. I classici della letteratura italiana: Leopardi, Fogazzaro, Svevo, Verga, Manzoni e Dante.
Maria Pia Carlucci: Innanzitutto Italo Calvino è stato il mio grande ispiratore insieme al grande Dostoevskij. Poi, ma non certo di minore importanza sono trasportata dalle opere di Albert Camus, Hesse, Paul Watzlawich, Jodorowsky, S.S. Khalsa, E.Bayda, Neruda, Lorca e Hikmet.
Stefano Capecchi: Herman Hesse, James Joyce, Italo Calvino, Leonardo Sciascia, Stefano Benni.

Oggi, in Italia si legge ancora poco… quali pensate potrebbero essere i rimedi per invertire la rotta?
Maurizio Verdiani: Innanzitutto introdurrei nelle scuole e nei programmi scolastici lo studio di altri autori che non siano solo e soltanto quelli canonici; inoltre aggiungerei lo studio della musica ed auspicherei un ciclo di studi di base unificato di orientamento classico, con l’inserimento obbligatorio di materie umanistiche ed artistiche, come musica, storia dell’arte, pittura, scultura teatro ecc.
Fiorella Corbi: Credo che sia necessario un’attenta riflessione sul ruolo e sul valore che oggi rappresenta un’istituzione quale è la scuola. Vedo i giovani ormai imprigionati nella cultura tecnologicamente messaggistica ed istantanea e che, a mio modesto parere storpia con abbreviazioni e una sintassi inesistente la lingua di uso comune. Non mi soffermo a far considerazioni sui loro studi e sulla qualità di questi, denuncio solo la frammentarietà della cultura sempre più evidente e l’impoverimento del lessico che ne consegue. Se poi mi fermassi a considerare l’aspetto emotivo, devo aggiungere che la superficialità verso il proprio intimo sentire dilaga.
Stefano Capecchi: Sicuramente guardare meno programmi spazzatura che la televisione ci propina da una trentina d’anni a questa parte.

E’ stato complicato trovare una casa editrice che volesse pubblicare il vostro libro?
Maurizio Verdiani: Terminata la stesura del manoscritto lo abbiamo inviato a tutte la case editrici; è stato sorprendente constatare il numero consistente di proposte editoriali da vagliare che ci sono pervenute.
Fiorella Corbi: La scelta della casa editrice è stata un passaggio obbligato. Sicuramente non ci aspettavamo, considerato il linguaggio contenuto in “Coeva”, una scelta ampia tra le case editrici diverse e variegate, disposte a pubblicare una tale scommessa editoriale.

C’è qualche consiglio da dare a chi desidera scrivere un libro e soprattutto, farlo conoscere?
Maurizio Verdiani: Non esiste una ricetta da propinare già pronta se non quella di cercare “di battere tutte le strade” con impegno, passione, disponibilità di tempo e professionalità.
Fiorella Corbi: Nel mio percorso ho letto tanto per studiare… poi ho scoperto il piacere di leggere. Ho sentito l’esigenza di scrivere, poi la mia passione per penne fogli e cartoleria ha fatto il resto. Adoro i libri, il profumo di quelli freschi di stampa, ne vado a caccia per sfogliarli, comprarli e consultarli a seconda del mio umore… è una sorta di mania! I miei libri hanno tutti argomenti diversi, apparentemente distanti tra loro. Sono i miei libri che di solito regalo raramente a persone per me care… e che stanno lì confusamente ordinati nella mia libreria, pronti a darmi un universo e una storia sempre pronti ad accogliermi tra le loro pagine.
Coeva è nato così… dalle mie impressioni su carta, perché sentivo l’esigenza di tracciare un profilo di me stessa e di sentirmi tale.
Consiglierei a tutti coloro che volessero cimentarsi nella scrittura di esprimere semplicemente quello che sentono realmente di essere.

www.bastogi.it

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