by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Da “La Repubblica Bari.it” Coeva di LUCIANO PAGANO

È stato di recente presentato a Roma Coeva, romanzo a otto mani pubblicato di recente dalla casa editrice Bastogi Editrice Italiana di Foggia, storico marchio presente sul mercato dagli anni Settanta e attualmente diretto dall’Avv. Angelo Manuali. Con Coeva ci troviamo davanti a un raro esempio di romanzo allegorico-simbolico calato nella contemporaneità, che per certi versi si ispira al più conosciuto Canti del caos di Antonio Moresco, soprattutto per l’utilizzo frenetico di diversi linguaggi e stili, oltre che di un simbolismo al di sopra delle righe. Ma la nota caratteristica è un’altra, questo romanzo infatti non è frutto del lavoro di un autore, bensì di quattro; loro si chiamano Maria Pia Carlucci, Fiorella Corbi, e Maurizio Verdiani, che hanno scritto l’opera con la collaborazione di Stefano Capecchi. Quella della scrittura collettiva non è certo un’invenzione odierna; il fatto di affrontare, poi, la scrittura come una partitura musicale a più partecipanti avvicina il testo a una tradizione recente (penso alle opere del collettivo Wu Ming) svolta su altre corde, dimostrando implicitamente l’intenzione di porsi – nonostante il genere differente – in un dibattito culturale stimolante, quanto mai necessario nel nostro paese. È da aggiungere poi che la nuova tradizione della scrittura collettiva, così come nella produzione cinematografica, si dimostrano essere un anticipo di frontiera nello sviluppo del concetto stesso di autorialità. Il romanzo Coeva racchiude un doppio sperimentalismo: da un lato quello della trama, il fatto che il concetto di tempo venga presentato in modo simultaneo costringe il lettore ad un continuo esercizio, ad una costante partecipazione. Ciò dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la “forma romanzo” non è affatto compiuta ma si presta sempre, grazie alla sua duttilità, a nuove forme di sperimentazione. L’utilizzo di figure solo in apparenza metaforiche cela una descrizione della realtà odierna, nelle sue contraddizioni e tensioni di forza, bene e male, che sottendono tutte le grandi narrazioni del secolo scorso. Ci sono parti scritte come dialoghi serrati e parti che sono veri e propri poemi in prosa. È un romanzo, questo Coeva, che non cede in alcun punto alle lusinghe di una lettura facile e di un linguaggio stereotipato che troppo spesso accomunano molta produzione recente in prosa; come troviamo scritto sulla retrocoperta, il messaggio è esplicito “Vera protagonista è una scrittura aulica e ciclica, destrutturata fino a simboli e graffiti”; un esempio a ricredersi, questo Coeva, per chi fosse convinto che tutto è stato detto/scritto e che sotto il sole del Romanzo non ci sia nulla di nuovo.

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