by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

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William Turner


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Camille Pissarro


Velvet Underground – Sunday morning


Rivendicazione dei diritti della donna

Mary Wollstonecfraft (1792)

Chi ha fatto dell’uomo il solo giudice, se la donna partecipa con lui del dono della ragione?

La donna ha un diritto inalienabile alla libertà e all’eguaglianza, perché questi sono diritti naturali ai quali nessun essere umano deve rinunciare e che sono garantiti addirittura dalla civiltà: il diritto e il dovere di ottenere il meglio che la società ci offre. E ciò comprende anche il dovere di creare i mezzi per riceverli.”

E’ tempo di compiere una rivoluzione nei costumi femminili -tempo di restituire le donne alla loro perduta dignità –e di renderle partecipi della specie umana in modo che, riformando se stesse, riformino il mondo… E’ tempo di distinguere gli eterni e immutabili principi della moralità dagli usi e dalle abitudini, che possono differire a seconda dei luoghi. Se gli uomini sono semidei, bene, allora vogliamo servirli!” (op.cit. p.134)

 Essa si domandava quale fosse l’alternativa per le donne che non potevano sposarsi né avere figli. L’eguaglianza borghese e politica doveva affermarsi sia come diritto che come necessità e tutti gli uomini che non consideravano le donne sufficientemente “preparate” per queste conquiste, in realtà gliele negavano. Ma, d’altro canto, poiché erano gli uomini ad avere il massimo di interesse a tenere la donna come un animale domestico, non era una contraddizione che essi stessi si arrogassero il diritto di poter stabilire le misure adatte alle donne?

Oltre alle sue argomentazioni, la Vindication offre un quadro estremamente vivace di esperienze, che dimostra la capacità da parte di Mary di analizzare le condizioni in cui crescevano le donne nell’Inghilterra di allora, in particolare di come venissero stimolate ad essere delle belle bambole, capaci di mentire e dissimulare, come richiedevano le convenzioni sociali. Molto prima di Fourier e Owen, Mary si convince che il matrimonio borghese è una specie di “prostituzione legalizzata”.


TheCoevas on Events Tour 2011, Mercoledì 13 Luglio presso “Mondo Fitness”, h 18,30


I dipinti del terrore di Francisco Goya


Peter Gabriel – David Bowie – Heroes


Lully – Ballet de la nuit; Le Roi représentant le soleil levant


Cream – World of Pain


Joy Division – A means to an end


Asian Dub Foundation – Fortress Europe


Dicono di noi… La Bottega Scriptamanent

 


Tangerine Dream – Live At Coventry Cathedral 1975


Ash Ra Tempel – Whoopee


Jefferson Airplane -White Rabbit: una delle atmosfere di Coeva

Una pillola ti rende più largo
Un’altra pillola ti rende più stretto
E un’altra che ti da tua madre
Non fa niente di niente
Vai e chiedi ad Alice
Di quando si sente alta dieci piedi

E se vai a rincorrere conigli
E sai che stai per perdere
Raccontagli del camion di pipe ad acqua
Che ti ha chiamato
Chiedi ad Alice
Di quando era solo piccola

Quando l’uomo sulla scacchiera
Si alza e ti dice dove devi andare
E hai appena mangiato alcune specie di funghi
E la tua mente lavora piano
Vai e chiedi ad Alice
Penso che lei lo sappia

Quando logica ed equilibrio
Sono cadute in una morte leggera
Il guerriero bianco parla al contrario
E la regina rossa é uscita di testa
Ricorda quello che ha detto il topolino:
nutri la tua mente
nutri la tua mente!


J.Kuhnau, Sonata Biblica seconda


Constantinos Kavafis

E se non puoi la vita che desideri

cerca almeno questo

per quanto sta in te: non sciuparla

nel troppo commercio con la gente

con troppe parole in un viavai frenetico.

 

Non la svilire portandola in giro

in balìa del quotidiano

gioco balordo degli incontri

e degli inviti,

fino a farne una stucchevole estranea.

 

Constantinos Kavafis

È uno dei più grandi poeti moderni. Era nato nel 1863 ad Alessandria d’Egitto “in una casa della via Cherif”, come scrisse in un appunto autobiografico.

La sua famiglia era greca e quando Constantinos era un bambino si trasferì in Inghilterra. Nel 1869 morì il padre e dopo alcuni anni di viaggi tra la Francia, Constantinopoli (l’odierna Istanbul) e la Grecia, Constantinos e l’amatissima madre fecero ritorno nella vivace città egiziana.

In Europa, in campo poetico, dominavano i decadenti francesi, in Egitto vi era la grandissima e mirabile tradizione della poesia araba e per ragioni familiari Constantinos era vicino anche alla poesia ellenica di Omero, Saffo, Alceo, Anacreonte.

Impiegato per tutta la vita in un ufficio del ministero dei lavori pubblici d’Egitto, coltivò quasi segretamente il suo amore per la poesia.

In vita editò solo due raccolte, esili numericamente, nel 1904 e nel 1910.

Spesso donava le sue poesie agli amici, a volte le raccoglieva in gruppi che rilegava lui stesso o le incollava su quaderni.

Morì nel 1933, il giorno del suo compleanno: il 29 aprile. Un caso o un destino che è capitato ad altri, tra cui Raffaello Sanzio e Ingrid Bergman, e in cui il suo traduttore, Nelo Risi, vide quasi un simbolo.

Nel ’35 una casa editrice di Alessandria pubblicò la sua opera omnia: 150 liriche.

In Italia dal 1919 erano state pubblicate poche poesie su riviste specialistiche: aveva parlato di lui il pessimo Marinetti e tempo dopo Ungaretti, Montale, Caproni.

I temi principali della poesia di Constantinos sono il ricordo, la nostalgia, la vita che sfugge, l’amore omosessuale, l’ironia, il disincanto, la morte, la compassione.

Al centro delle sue poesie vi sono sempre uomini e donne con i loro sentimenti, i loro dilemmi, la loro umana pietà.


LA CASA DEI DOGANIERI di E.Montale


AFRODISIACI BRUTALI: Caimani e Piranha

In piena Amazzonia, nel cuore dell’america del Sud, là dove ci si perde in una vegetazione venusiana, la scimmia è un piatto molto apprezzato. A seconda della stagione, la carne è dura o tenera, ma il sapore è sempre forte e dolciastro… La selva è un immenso labirinto caldo: ci sono liane che accumulano litri e ancora litri d’acqua da bere, cortecce curative per le febbri, foglie per il diabete, resine cicatrizzanti, latte d’albero che lenisce la tosse, lattice per incollare la punta delle frecce: insomma è la più grande riserva biogenetica del pianeta. Gli Indios rovesciano un veleno estratto dalle piante nell’acqua per assopire i pesci che vengono poi catturati quando emergono galleggiando in superficie; poi li mangiano senza correre nessun pericolo perché l’effetto del veleno svanisce quasi subito. A partire dal luogo in cui le acque del Rio Negro confluiscono in quelle del Salomoes, il fiume, ampio quanto il mare in Normandia, prende il nome di Rio delle Amazzoni, uno specchi scuro quando è calmo, spaventoso quando scoppiano i temporali. All’alba, quando il sole fa capolino, appaiono sempre pronti a giocare i delfini rosati, tra i pochi abitanti delle acque amazzoniche a non essere mangiati perché la loro carne è amara e la pelle inutile, ma che gli Indios uccidono ancora con gli arpioni per strappar loro gli occhi e i genitali che poi trasformeranno in amuleti per la virilità e la fertilità. In quel fiume…avevo visto un paio di turisti russi pescare una dozzina di piranha… I piranha sono saporiti e, stando a qualche palato brasiliano, anche afrodisiaci…In queste acque vivono più di trenta specie di mante, tutte molto pericolose, e vi dimora anche il leggendario anaconda, il più grande serpente d’acqua, un animale preistorico che raggiunge spesso i quindici metri di lunghezza… I caimani, altro boccone afrodisiaco della regione, vengono cacciati di notte. Sono uscita in canoa con una guida adolescente…avevamo con noi una potente torcia a pile che abbagliava i pipistrelli…l’indio puntava la torcia sulla vegetazione e, se vedeva un paio di occhietti rossi, si tuffava in acqua senza esitare. Si sentiva una zuffa e mezzo minuto dopo riappariva con un jacarè, il caimano amazzonico, preso a mani nude per il collo se era piccolo o con una corda al muso se più grande.

In un villaggio composto in realtà da un’unica famiglia di Indios saterè mauè, assaggiai per la prima volta il jacarè… Per  curiosità mi avvicinai al fuoco che ardeva sotto la tettoia comune e vidi un caimano lungo un metro e mezzo, diviso in quattro come un pollo, con unghie, denti, occhi e pelle che arrostiva tristemente. Dai ganci pendevano due piranha e un animale simile a un topo, ma poi gli vidi il pelo e capii che era un porcospino. Assaggiai tutto, ovviamente: il jacarè sapeva di baccalà secco e stracotto, ma non posso esprimere un giudizio sulla cucina indigena in base a quest’ultima e limitata esperienza.

(Isabel Allende) AFRODITA


2001 odissea nello spazio


Artisti sottostimati 2 Le Orme – Amico di ieri


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