by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Candido o l’Ottimismo, Voltaire

Nell’opera Candido di Voltaire (François Marie Arouet – Titolo originale: “Candido o l’ottimismo”) sono narrate le avventure di un giovane, Candido appunto, che viene cacciato da casa quando è ancora un ragazzino a causa del suo amore per Cunegonda ed è costretto ad affrontare molte difficoltà per sopravvivere, fra le quali guerre, calamità naturali, la perdita di alcuni suoi amici e continui rischi di morte; in lui, però, fra un ragionare e l’altro, l’ottimismo non viene mai meno ed ha la continua speranza di trovare la felicità. Alla fine, Candido sposa la sua amata, ma la felicità che si aspettava è completamente svanita ed al suo posto trova solo noia; per rimediare a questo, Candido e i suoi amici decidono di fare ciò che riesce loro meglio, senza ragionare, perché solo in quel modo riescono a “rendere sopportabile la vita”. E’ una conclusione abbastanza inaspettata, dal momento che Candido aveva vissuto sempre con la convinzione che, come gli aveva insegnato Pangloss, questo mondo è il migliore possibile. Candido rappresenta all’interno di tutto il romanzo l’ottimismo ed è l’unico personaggio che in alcune sequenze riesce a trovare la felicità grazie a questo; alla fine, però, egli scopre la realtà e non solo mette in dubbio la filosofia del suo maestro, ma capisce che è completamente sbagliata. Il personaggio di Candido, inoltre, è usato da Voltaire per mostrare gli effetti dell’ottimismo sulle persone e per dimostrare il suo disappunto nei confronti di questo: la sola realtà fa sì che ci rendiamo conto che la dottrina dell’ottimismo è completamente erronea, infatti questa non regge di fronte ai fatti che ci si presentano quotidianamente. In opposizione all’ottimismo di Candido, è presente in quest’opera anche il pessimismo e lo ritroviamo pienamente nel personaggio di Martino: egli rifiuta l’idea di Candido (e quindi di Pangloss) che il mondo in cui viviamo è il migliore possibile; Martino, oltre ad essere identificato come un pessimista, può essere anche visto come il personaggio più realista. L’opera di Voltaire, infine, può essere considerata come una critica, eseguita per mezzo della derisione, nei confronti delle credenze della società e nei confronti delle filosofie sull’ottimismo: l’assurdità appunto di queste dottrine è posta in evidenza dal confronto fra le aspettative di Candido e la realtà, rappresentata da Voltaire anche con immagini abbastanza cruente. Solo alla fine del libro Candido trova il modo più adeguato di vivere la propria vita: egli raggiunge uno stato di soddisfazione solo accontentandosi di ciò che la vita gli offre. In questo intreccio di illusioni e disillusioni, una parte quasi irrilevante tocca alle figure femminili: Voltaire mette in evidenza solo il loro destino, che è quello di giungere ad una condizione di degrado, che si riscontra sia nelle caratteristiche fisiche (perdita della bellezza), sia in quelle morali (Cunegonda è definita “spiacevole e insopportabile”); gli uomini, per riuscire a sopportare tutto ciò, devono addirittura smettere di ragionare!

 

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4 Risposte

  1. Ben 250 anni son passati (son passati?) dalla stesura di quel testo e noi abbiamo la fortuna (o sfortuna?) di trovarlo quanto mai attuale.
    Perché la questione non si esaurisce in un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, faccenda che sarebbe molto piaciuta a Schrödinger.
    Noi che abbiamo la pretesa di possedere una vista più lunga (illusi!), possiamo capire che effettivamente quello era il migliore dei modi possibili, ma unicamente per il caro Pangloss. L’esimio precettore, possessore di una cultura da quattro soldi, spacciata a caro prezzo grazie alla sue capacità affabulatorie, vive di rendita, si abbuffa, insidia le servette e, per sentirsi importante, fa pesare la sua fasulla superiorità sul povero Candido.
    Tutto sembra procedere dei migliore dei modi, fino all’arrivo degli eventi destinati a distruggere quel mondo ideale (ma solo per lui). Ci vorranno solo trent’anni per spazzare via, realmente e non solo sulla carta , i migliori mondi possibili di tanti aristocratici francesi.
    E noi? Abbiamo pure noi fitto nella capa il nostro mondo ideale? Non sarà mica quello capitalista, occidentale, consumista, benpensante, borghese, che disprezza le alche culture considerandole minoritarie, arretrate, esotiche, incomprensibili? Siamo veramente sicuri che il nostro sia il migliore dei mondi possibili, dove l’ottimismo deve sempre superare sè stesso, ed è stata adottata come stella polare il cabalistico PIL?
    La disillusione sarebbe una severa lezione…

    Bye

    aprile 5, 2011 alle 7:15 pm

  2. Mi fate tornare agli anni in ateneo quando lo scelsi in un lunga lista di romanzi da analizzare.
    E’ fuori dubbio che la fortuna di “Candido” resista al tempo ed alle mode; c’è una soddisfazione che vive ogni generazione che ha potuto studiarne i contenuti.
    Il trucco c’è: Voltaire, oltre a mostrare le sue eccezionali doti di spirito, di imaginazione, di spregiudicatezza e di cultura, offre al lettore le risorse di una rapidità eccezionale nel disegnare un carattere e di una limpidezza di stile che si attiene ai fatti ed alla loro organizzazione narrativa.
    Uno stile che rifiuta il di più, l’orpello.

    aprile 5, 2011 alle 10:14 pm

  3. fishcanfly

    L’ottimismo è conservatore perchè giustifica il presente.
    http://www.vongoemerluzzi.wordpress.com

    aprile 6, 2011 alle 7:11 pm

  4. Anche io trovo Voltaire attuale in tutte le sue opere. Candide rispecchia proprio l’ingenuo per eccellenza e se devo essere sincera quando lo analizzai (5anni fa ^_^ hihih…) riscontrai proprio il profondo senso critico e la denuncia filosofica verso gli atteggiamenti cruenti degli uomini. Geniale. Devo però, osservare che è purtroppo normale che il messaggio di Voltaire sia sempre così attuale, in quanto la crudeltà e la scelleratezza è sempre parte dell’essere umano. Salviamo la Terra da noi stessi. Baci. Ela for Pricescout24.it

    aprile 19, 2011 alle 10:00 am

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