by TheCoevas: Musicians of Words / Strumentisti di Parole

Il Discobolo di Mirone

Il Discobolo è sicuramente l’opera più nota di Mirone, nonché, data la sua fama, quasi un’icona dell’arte classica greca. Nella sua immagine si cristallizzano alcune delle nostre maggiori suggestioni legate all’antica Grecia: la passione per i giochi olimpici, il culto della perfezione del corpo umano, la calma interiore che dialoga direttamente con l’eternità. La scultura ha uno dei suoi punti di forza nella grande armonia formale della composizione. Si osservi lo schema seguente: la scultura si articola in due grandi linee. La prima è un grande arco che va dalla mano che regge il disco al tallone del piede flesso; la seconda linea è una serpentina ad esse che va dalla testa al tallone del piede poggiato a terra. La prima linea è quella che visivamente ci consegna la sensazione del moto: è come un arco che si tende, caricandosi di energia potenziale, per far scoccare una freccia. In sé è una linea instabile che non può esistere da sola (ritornando al paragone dell’arco, manca il triangolo che forma la corda che tende l’arco nel momento che viene messo in tensione per far partire la freccia). Ma l’equilibrio viene ripristinato grazie alla seconda curva che, intrecciandosi con la prima, ci dà una forza visiva potenziale uguale e contraria all’altra curva. Questo modo di giungere all’equilibrio, sia statico sia visivo, della scultura è un passaggio fondamentale e straordinario: non si eliminano le forze e le tensioni, come avveniva nella scultura antecedente, ma le forze vengono controllate attraverso un equilibrio di forze uguali e contrarie. Cerchiamo di capire bene questo concetto. Nella scultura egiziana, la posizione stante, con figure erette secondo una linea perfettamente verticale con le braccia che cadevano simmetriche e parallele al corpo, elimina le forze: il corpo è un unico solido geometrico simmetrico senza parti che vanno in tensione. Nel momento in cui il corpo si muove, l’equilibrio deve riorganizzarsi: se allungo un braccio, i miei pesi non sono più simmetrici rispetto alla verticale ma induco uno squilibrio, ad esempio, verso destra: sarà naturale spostare la gamba sinistra verso l’esterno, così che il suo peso tende ad equilibrare il peso del braccio che si è spostato verso sinistra. In questo caso l’equilibrio non è assenza di forze, ma somma di forze che esistono ma tra loro raggiungono un punto di equilibrio così che il corpo conserva la sua posizione eretta. Concepire l’equilibrio in questo modo è un passaggio notevole, e farà compiere un notevole balzo in avanti alla scultura greca rispetto a quella ad essa antecedente. Ovviamente, una simile scelta pone ad uno scultore maggiori difficoltà di realizzazione. Pensiamo al corpo umano: nel momento che assumiamo le infinite varianti delle nostre possibili posizioni, il corpo, grazie ad un equilibrio inconscio, riesce sempre a trovare, con spostamenti a volte minimi di centinaia di muscoli, la sua posizione di equilibrio verticale. Una statua non può fare altrettanto, per cui se uno scultore non calcola con grande esattezza i pesi che distribuisce potrebbe non ottenere la condizione necessaria dell’equilibrio: che la risultante di tutti i pesi che compongono la statua cadi esattamente nel baricentro della sua base di appoggio. Se ciò non avviene la statua non può mantenersi in equilibrio verticale. Ma come ha potuto Mirone ottenere, senza grandi esperienze precedenti in questo campo, un risultato già così complesso come quello del Discobolo? In realtà c’è da considerare che l’originale era una statua di bronzo, e come tale era cava all’interno. In questo caso problemi di equilibrio che difficilmente possono essere risolti in fase ideativa, possono poi risolversi a posteriori: il fatto che la scultura è cava consentiva di nascondere all’interno eventuali contrappesi, calibrati per tentativi, fino a giungere all’equilibrio statico desiderato. Se infatti osserviamo la copia romana, realizzata in marmo e non in bronzo, vediamo che dietro la figura vi è un breve fusto d’albero che sicuramente nell’originale era assente. Questo elemento non ha funzione figurativa ma solo statica: serve in pratica a saldare gli arti inferiori in un unico blocco, dando loro più resistenza, e al contempo allarga la base di appoggio dell’atleta. Come si intuisce, il problema dell’equilibrio di una statua così concepita non era semplice: il marmista che ha copiato l’originale ha dovuto ricorrere ad un elemento estraneo per garantire alla statua l’equilibrio verticale, visto che lui non poteva giocare con contrappesi nascosti, dato che una statua di marmo non è cava all’interno. Un altra caratteristica di questa statua è la sua concezione esclusivamente frontale. Se la guardiamo di profilo il corpo risulta eccessivamente schiacciato su un unico piano. In realtà, dati i difficili problemi di equilibrio che Mirone doveva risolvere, possiamo comprendere come operare con forze che agivano su un solo piano fosse più agevole. Chiedergli di controllare già la dinamica delle forze nella tridimensionalità piena dello spazio sarebbe stato forse un po’ troppo. Ma la statua, pur nella considerazione che l’originale ci è purtroppo ignoto, ha sicuramente qualità artistiche decisamente elevate e costituisce una importante pietra miliare nello sviluppo della grande statuaria classica.

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Una Risposta

  1. Meravigliosa opera dell’antichità seppur in copia, ci affascina con la perfezione classica delle sue forme e il suo perfetto equilibrio che suggerisce il movimento in tutto il suo plastico divenire.Un abbraccio , Macdelice

    aprile 5, 2011 alle 8:02 am

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